Le attività motorie e sportive: un pass indispensabile per entrare "anima e corpo" nella vita.

sabato 7 aprile 2007

JESSE OWENS, IL "LAMPO D'EBANO"...

Al secolo James Cleveland Owens, chiamato Jesse dalle iniziali J.C., è considerato il più grande personaggio sportivo del XX secolo, un'icona, il simbolo dei Giochi Olimpici.
Nasce il 12 Settembre 1913 a Oaville, in Alabama. Ancora bambino, all'età di 8 annai, si trasferisce con la famiglia a Cleveland, nell'Ohio. All'inizio della sua storia Jesse conosce la povertà e la miseria; prima di diventare un vero e proprio mito dell'atletica leggera, fa i lavori più umili: il lustrascarpe, il fattorino, il giardiniere, il gelataio, "arrangiandosi a vivere come altri milioni di ragazzi neri nel periodo della depressione americana.

Jesse, fin da ragazzo si mette in luce per le particolari attitudini per le discipline sportive. Certo gli è impossibile comprarsi le attrezzature necessarie per praticare altri sport che non sia l'atletica leggera: gli mancano i soldi. Così si dedica alle discipline della corsa. In quel periodo, intorno al 1933, negli USA è il periodo caldo della segregazione razziale e Jesse si ritrova a dover convivere con l'umiliazione e l'emarginazione: mentre gli atleti bianchi scorazzano tranquillamente all'interno del campus universitario, Owens è costretto a vivere all'esterno del campus con altri atleti afro-americani; nei viaggi con la squadra sportiva è obbligato a pranzare in ristoranti per soli neri.
Jesse è tenace, forte ed ambizioso: continua a lavorare per pagarsi l'università. Il 25 maggio 1935 ai campionati del Middle West. nel Michigan, un anno prima della sua partecipazione a quelle Olimpiadi che lo coroneranno Re dell'Atletica, Owens sbalordisce tutti: il suo nome e le sue imprese balzano oltreoceano. In questa occasione infatti, in quello che lui ha definito day of days, scende in pista all'ultimo momento perché reduce da un infortunio alla schiena e in meno di un'ora uguaglia il record mondiale nei 100 metri, stabilisce quello nel salto in lungo (con 8,13 metri è il primo uomo a superare la misura degli 8 metri), vince la gara dei 200 metri e quella dei 200 metri a ostacoli. Un'impresa unica nel suo genere!!!


Il suo nome è legato a doppio filo con la storia per le circostanze che lo hanno visto, lui non di razza ariana e per giunta nero, campione e atleta-simbolo delle Olimpiadi di Berlino del 1936, e protagonista insieme a Hitler di un famoso episodio.
Ai Giochi Olimpici infatti egli vince 4 medaglie d'oro: nei 100 metri (stabilisce il record mondiale: 10,3''), nei 200 metri (record olimpico: 20,7''), nel salto in lungo (record olimpico: 806 cm) e nella staffetta 4 x 100 (record mondiale: 39,8''). Bisognerà attendere 48 anni, alle Olimpiadi di Los Angeles 1984, per vedere un altro uomo, l'americano Carl Lewis, capace di ripetere l'impresa di Owens.



Per Hitler i giochi furono l'occasione per propagandare gli ideali del "Terzo Reich" e per dare valore e risalto alla superiorità della razza ariana. Lo stesso fuhrer fu presente sulle tribune dell'Olympiastadion quando Owens vinse le sue gare, ma si racconta che si rifiutò di stringere la mano ad Owens.



Ma un altro episodio, accaduto durante i Giochi del 1936 e ricordato per le caratteristiche commoventi per il suo tragico epilogo, è legato alla storia di questo grande atleta: Luz Long è l'atleta tedesco sul quale la Germania e lo stesso Hitler contano per la vittoria nella gara del salto in lungo.

Sul campo, come succede spesso fra atleti, nei momenti prima della gara vera e propria, vengono gettate le basi di quella che sarà una sincera amicizia tra l'atleta americano e il tedesco Long. Owens sbaglia due dei tre salti per la qualificazione e Luz Long, che conosce bene la pedana, suggerisce a Owens di anticipare la battuta, permettergli così di superare la misura e potersi qualificare per le finali, dove straccia tutti. Long è il primo a congratularsi con Owens per la sua vittoria nel salto in lungo.Per anni i due amici mantengono i contatti.


Negli anni della guerra Long, ufficiale dell'esercito tedesco, è in Italia, a Cassino, quando riceve la notizia che la moglie ha dato alla luce suo figlio. Nell'occasione scrive a Owens una lettera nella quale chiede all'amico di far sapere a suo figlio, semmai la guerra fosse finita, di quanto sia importante l'amicizia nella vita e di come essa sia possibile nonostante gli orrori e le divisioni che la guerra comporta. Long muore il 14 luglio 1943, ferito a morte nella battaglia di Cassino.

Finita la guerra Owens rintraccia la famiglia dell'amico: anni più tardi sarà l'ospite d'onore la matrimonio del figlio di Long.
Jesse Owens, il "lampo d'ebano", muore di cancro ai polmoni a 66 anni a Tucson (Arizona) il 31 marzo 1980. Nel 1984 gli è stata dedicata una strada di Berlino. Un grande, meraviglioso nobile atleta!



Tratto da www.amicosport.it

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Che campione, un'icona e un modello per i giovani! Camilla.

SoleilSoledad ha detto...

Hai ragione, Camilla!!! E' uno degli atleti più nobili di cui io sappia; un atleta che amo particolarmente, proprio perché è il simbolo della forza della pace e della fratellanza che insieme abbattono le barriere che dividono l'uomo dall'uomo...E mi piace pensare che lo sport possa recuperare, al di là delle "brutture" che sono emerse in questi anni (nel calcio in particolare) il posto che gli compete: un'occasione splendida che gli uomini hanno per avvicinarsi senza egoismi, per comunicare serenamente tra loro in un sano confronto che avvicina le persone, che fa cadere le differenze ed emergere quel senso di fratellanza che mette gli individui uno accanto all'altro a discutere, a patire, a gioire; oltre ogni differenza individuale e di etnia, in un clima di gioia e di festa; per ritrovarsi al di sopra degli interessi e dei contrasti di ogni giorno, provando a vivere, anche solo per un giorno, fosse anche solo nello spazio di una partita o di una gara, con animo aperto e libero...A me piace questo sogno! Un abbraccione, Camilla! Sono felice di annoverarti fra le "fedelissime" di questo blog e grazie per i tuoi interventi! ;-)

Anonimo ha detto...

Come dice Camilla e la prof, questi sono i veri campioni, i simboli e le icone dello sport, educativo, il vero sport...
Credo che lo sport sia la conseguenza della nostra voglia di divertimento e di esercizio fisico, non un'attività nel quale è trascurato il corpo, ed è in primo piano l'egoismo e soprattutto la maleducazione, non credete?Ciao a tutti. Elisa!!!